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Palio di Siena del 2 Luglio. Storia e curiosità

 

Domani è il grande giorno del Palio di Siena. Atteso dai senesi tutto l’anno.
Il vero elemento ‘scatenante’ del Palio moderno sta probabilmente in un episodio avvenuto durante l’occupazione fiorentina e spagnola della città. Verso la fine del Cinquecento una famosa Pietà conservata in un tabernacolo nel rione dove aveva abitato Provenzano Salvani, che si diceva essere stata posta nella sua collocazione da Santa Caterina tre secoli prima, fu oltraggiata da un soldato spagnolo. Forse in preda all’alcool, egli sparò alla statua, rimanendo ucciso dall’esplosione del suo stesso archibugio. Era il 2 luglio e, per commemorare il miracolo fatto dalla Vergine protettrice di Siena contro gli occupanti, i cittadini cominciarono di anno in anno a celebrare con sempre maggiore sfarzo l’anniversario. Tra le varie celebrazioni, fu naturale inserire una corsa del Palio. Nel 1611 fu anche innalzata la Basilica di Provenzano che custodisce ancora oggi quello che resta dell’immagine sacra oltraggiata, la Madonna di Provenzano.
Questa corsa differiva dalle altre organizzate spontaneamente in altre occasioni: vi partecipavano le contrade (quindi il popolo) e non i nobili; si correva in Piazza del Campo alla tonda e non attraverso le strade della città alla lunga (organizzato dalla nobiltà) o in uno specifico rione. Bisogna presupporre che esperimenti di questo tipo di corsa fossero già stati fatti in precedenza, ma è solo all’inizio del Seicento che il Palio moderno si afferma nel gusto ludico dei senesi.
Dal 1656 il Comune di Siena (allora denominato Balìa) si prende in carico l’organizzazione del Palio, consolidando una festa che sappiamo essere precedente. Era nato il Palio di Provenzano come lo conosciamo oggi.
Nel pomeriggio, prima della corsa, dal Duomo alla piazza si snoda la passeggiata storica durante la quale sfilano sia i mazzieri, i figuranti e i cavalieri rappresentanti il Comune e le istituzioni storiche cittadine sia le comparse delle Contrade i cui figuranti indossando le monture (costumi) con i colori della propria Contrada, la Patria dei senesi.

Ecco alcune curiosità storiche sulle contrade.
La contrada della Chiocciola viene anche detta affogasanti a causa di un episodio accaduto alla fine del XIX secolo, quando il fantino Mugnaino, nel palio del 2 luglio 1896, si fece sorpassare nel finale provocando le ire di un altro contradaiolo, tale Francesco Cecco Dominici, che entro nella stalla, strappò un’immagine di S. Antonio e la scaraventò con rabbia nel pozzo. Negli anni successivi la Chiocciola continuò a perdere, spesso perdendo nel finale, e molti diedero così la colpa di queste sconfitte al S.Antonio annegato. Nel 1910, dopo tanti palii persi sfortunatamente, le donne della contrada organizzarono una sottoscrizione per prosciugare il pozzo e recuperare l’effige del santo. L’immagine fu recuperata e restaurata, e l’anno successivo la Chiocciola ebbe la fortuna di pescare il miglior cavallo e finalmente vinse il palio.
La contrada della Civetta è stata la prima a fare cappotto, ossia vincere sia il palio di luglio, sia il palio di agosto. L’impresa è datata 1761, quando la Civetta tornava a correre dopo ben 12 anni di squalifica per essersi rifiutata di correre il palio del 1549. Bechino era il nome del fantino vincitore.
Nel 1908 la contrada dell’Onda era la grande favorita, e anche la posizione alla partenza era ottima, ma il fantino Zaraballe fece letteralmente una brutta corsa, piazzandosi male e suscitando le ire dei contradaioli dell’Onda. Il fantino riuscì a scappare, ma gli ondaioli inferociti mossero l’assedio alla casa del fantino e alcuni sassi lanciati contro le finestre della casa colpirolo la moglie del fantino, che reagì imbracciando il fucile e sparando qualche colpo. Un maresciallo riuscì a portare in caserma il fantino che rimediò solo qualche pugno.
Il palio del 1945 fu denominato Palio della pace per la guerra appena conclusa, ma fu una delle edizioni più violente, con il drappo fatto a pezzi da contradaioli inferociti della contrada del Bruco.
Nel 1966 la contrada del Montone subì la squalifica di un Palio perchè i suoi contradaioli furono ritenuti responsabili dell’invasione di pista che causò la mancata effettuazione della Prova Generale. Il mossiere di quel palio peccò di inesperienza e non riusci a tenere a bada l’irruenza dei cavalli, provocando la caduta del cavallo del Montone che poi dovette correre senza fantino. Terminata la corsa le varie contrade corsero conto il mossiere per protestare, e questi si diede subito alla fuga. Ma i contradaioli del Montone più esagitati furono bloccati nella loro caccia all’uomo e arrestati. Al momento della prova generale molte contrade protestarono insieme al Montone per l’ingerenza della magistratura nelle questioni di palio: la Prova non ebbe luogo, e un corteo di persone si presentò davanti alla Questura per chiedere la liberazione dei due contradaioli, riuscendo nell’intento.

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