Sant'antimo Illuminato

Sant’Antimo, tra storia e leggenda

Nei dintorni di Castelnuovo dell’Abate si nasconde un luogo colmo di pace e di estrema bellezza, la valle formata dai poggi Castellari e D’Arna. Ciò che la rende unica è l’Abbazia di San Antimo eretta all’interno. Più o meno otto secoli fa è stato costruito il monastero e dunque le fonti che riportano le vicissitudini di così tanti anni trascorsi, si alternano tra leggenda e vera storia.

La prima data che ha portato notizie su questo luogo è il 352. Proprio in questo anno risale la morte di San Antimo di Arezzo e quindi pare che alcuni devoti per poter pregare sulla sua tomba costruirono nel luogo del martirio un piccolo oratorio. Ecco come è avvenuta la costruzione del nucleo primitivo. Sappiamo inoltre che sul posto esisteva già una villa romana, in quanto, ancora oggi nell’abbazia, troviamo reperti di epoca romana. Probabilmente nella valle vi era a quel tempo una fonte di acqua dalle proprietà terapeutiche visto che è stato ritrovato un frammento lapideo con l’incisione “Venite et bibite”.
sant' antimo
Abbiamo testimonianze di questa chiesa martoriale anche nel 715, tenuta sotto la custodia di un sacerdote della diocesi di Chiusi. La straordinaria bellezza dell’abbazia ha originato una prima leggenda; San Antimo sarebbe stata eretta per opera delle fate che portarono sulla testa le colonne e sulle dita le pietre, tutto questo in una sola notte. Verso l’anno 781, una seconda leggenda con qualche probabile verità storica ci è pervenuta; l’Imperatore Carlo Magno passò lungo la via francigena di ritorno da Roma. Purtroppo a quei tempi l’epidemia di peste incombeva nel territorio, colpendo anche l’Imperatore e i suoi uomini. Durante un sogno, a Carlo Magno apparve un angelo che gli consigliò di raccogliere una particolare erba nei pressi del fiume Starcia, e poi farne un infuso con del vino. Il nobil uomo al risveglio fece subito ciò che aveva detto l’angelo, dette da bere il miscuglio ai suoi soldati e dopo poco guarirono tutti. L’erba usata da Carlo Magno prese il suo nome “Carolina”. Per ringraziare del miracolo avrebbe fatto costruire l’abbazia donando le ossa dei santi Antimo e Sebastiano.
sant'antimo facciata
Il monastero sarebbe sorto come ex voto imperiale. Documenti antichi però smentiscono questa ipotesi facendo risalire agli abati Tao e Tanimondo l’edificazione dell’Abbazia in onore della regola benedettina. Nell’anno 814 il monastero di San Antimo è nominato in un diploma di Ludovico il Pio che arricchì il posto con doni e privilegi. Dopo un secolo, precisamente nel 992, lo ritroviamo in una bolla di Papa Giovanni XV, nella quale cedeva il monastero alla diretta giurisdizione della Sede Apostolica.
interno sant' antimo
Ma il periodo più fortunato per l’abbazia risale al 1118 quando iniziò la costruzione della chiesa e del convento grazie ad una grande donazione del Conte Bernardo degli Ardengheschi. Quest’uomo cedette tutto il suo patrimonio in beni mobili e immobili “in toto regno Italico et in tota marca Tuscie” a Ildebrando, figlio di Rustico affinché lo trasferisse nell’abbazia. L’esemplare donazione fu incisa sui gradini dell’altare come “carta lapidaria” per non dimenticare l’evento. Immediatamente dopo la donazione l’abate Guidone diede avvio all’immenso lavoro per la costruzione di una nuova chiesa più sontuosa ed elegante. I monaci benedettini non riuscirono a sostenere le spese aggiuntive che negli anni si accumulavano così iniziò il periodo di decadenza per l’abbazia.
sant' antimo di giorno
Dai Benedettini passò in mano ai Guglielmiti nel 1291. Un bagliore di luce tornò a risplendere nella valle all’arrivo di Santa Caterina nel 1377 che portò al monastero “mille e più persone… quasi da tromba chiamate”, i quali si lasciarono toccare dal suo carisma di conversione. Il colpo di grazia giunse nel 1462, inferto da Papa Pio II Piccolomini che soppresse l’abbazia, cadendo sempre più nell’abbandono sia spirituale che materiale. Forse sono passati al monastero anche i lombardi poiché sono stati scoperti richiami evidenti alla loro cultura, o meglio ancora ai cistercensi. Chi ai nostri giorni si imbatte in quest’oasi di pace non pensa a queste curiose storie perché a San Antimo è sempre il giorno luminoso della Resurrezione. Vi è nell’abbazia un Crocifisso ligneo meraviglioso che sovrasta l’altare maggiore e nella cripta troviamo un pregevole Gesù che esce dal sepolcro tra due angeli. Tantissimi pellegrini vengono qui per trovare la fonte della salvezza!

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