Bottiglia Del Vino Chianti

Il Chianti, origini e particolarità di un eccezionale vino toscano

Il vino Chianti ha origini antichissime, probabilmente era noto già agli Etruschi. I primi documenti in cui si parla del pregiato vino toscano sono stati ritrovati presso la Badia di Coltibuono e risalgono agli anni 913 e 1037. Tuttavia il Chianti nella sua attuale “versione” ha avuto origine nella prima metà dell’Ottocento, quando il Barone Bettino Ricasoli, rinomato enologo, diffuse la composizione di un vino rosso “piacevole, frizzante e di pronta beva”.

Prodotto presso la sua tenuta del Castello di Brolio in Toscana, il vino corposo e dal sapore intenso, consisteva nella vinificazione di due uve rosse, Sangiovese dal 75 al 90 % e Canaiolo dal 5 al 10%, e una bianca, Malvasia dal 2 al 5%, a cui successivamente fu aggiunta la qualità Trebbiano. In breve tempo, il Chianti prodotto dal Barone Ricasoli divenne il più diffuso in Europa, sorpassando gli altri vini rossi italiani e francesi ritenuti fino a quel momento superiori. La ricerca per ottenere una produzione vinicola sempre migliore non si è mai interrotta, tanto che ancora oggi il Chianti è considerato uno dei migliori vini del Mondo.
Il nome Chianti secondo alcuni deriverebbe dal termine latino “clangor”, riferito al rumore prodotto dai fucili dei cacciatori molto presenti sulle colline senesi. Secoldo altri invece sarebbe da ricondurre alla parola etrusca “clante” cioè acqua.
Esistono differenti varietà di Chianti.

Quando nel 1967, è tata introdotta la Denominazione di Origine Controllata e Garantita – DOCG, la denominazione Chianti è stata integrata con le specifiche coltivazioni: Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Rufina e Montespertoli.
Ciascuno è prodotto in una specifica sottozona di produzione e ciascuno è regolato da un disciplinare diverso. Tutti i Chianti sono costituiti dagli stessi vitigni: Sangiovese, Canaiolo, Trebbiano, Malvasia bianca, Sauvignon e Merlot. La percentuale delle uve, invece, può cambiare da vino a vino. Protagonista indiscusso, comunque, è sempre il Sangiovese, che può essere vinificato in purezza o in quote variabili fino a un minimo del 75%. Il Chianti ha colore rosso rubino tendente al granato con l’invecchiamento, sapore armonico, asciutto e leggermente tannico, odore vinoso con sentore di mammola. Il Chianti può essere bevuto giovane o invecchiato: nel primo caso, si accompagna particolarmente bene con carni rosse alla griglia, mentre il Riserva, più corposo e complesso, è perfetto con selvaggina e formaggi stagionati.

In particolare, il Chianti Classico è prodotto nella zona montuosa situata tra Firenze e Siena da uve Sangiovese, Canaiolo, Trebbiano e Malvasia bianca, con l’aggiunta di altre uve, quali Mammolo, Colorino ed uva passa. Quando la gradazione alcolica supera il 12% ed è invecchiato per almeno due anni il vino rosso prende il nome di Chianti Vecchio. Mentre è denominato Riserva quando è invecchiato per almeno tre anni in botti di quercia.
Il Chianti Classico novello può essere abbinato a tutti i piatti tipici della cucina toscana. Quando è invecchiato, invece, è più adatto ad accompagnare carne arrosto e bistecche, formaggi stagionati e salumi toscani.
Vi consigliamo di assaggiare i Chianti proposti e selezionati da Vivere la Toscana.

This Post Has 2 Comments
  1. […] Oggi vi proponiamo una saporita ricetta toscana, di semplice preparazione e a base di genuini prodotti locali. La pasta fatta in casa è una delle specialità gastronomiche italiane, se ad essa si aggiunge come ingrediente segreto un vino rosso toscano di classe, il Chianti, e per condire un ragù bianco di salsiccia nostrana, insaporita con semi di finocchio, si ottiene in poco tempo un piatto da perfetti gourmet. Vi consigliamo di scegliere uno dei Chianti selezionati da Vivere la Toscana. Ideale per una cena estiva come portata unica oppure come primo da servire nei pranzi autunnali. Se desiderate leggere informazioni aggiuntive e curiosità sulle origini del Chianti, vi rimandiamo al post dedicato all’argomento: cliccare qui! […]

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