Scogli Giannutri

Giannutri. Isola tra storia, natura e mistero. Arcipelago toscano.

mare giannutri
Antichi riti propiziatori, grotte dei pirati, relitti abbandonati sul fondo del mare, storie di fantasmi, preziose vestigia di civiltà scomparse. No, non si tratta dell’ultimo film di Capitan Sparrow, ma della realtà, una realtà tutta da scoprire sulla più piccola isola toscana: Giannutri. Se si escludono le Formiche di Grosseto e Montecristo, infatti, Giannutri è l’ultima in ordine di grandezza tra le isole che formano la splendida “collana” dell’Arcipelago Toscano. La sua caratteristica forma a quarto di luna la fece denominare prima Artemisia dai Greci e poi Dianium dai Romani, poiché il corpo celeste era sacro alla dea della caccia.
giannutri
Sull’isola sono ancora presenti resti di templi in suo onore e numerosi sono stati i ritrovamenti di monete romane e di altri reperti archeologici risalenti ai primi secoli dopo Cristo, ma anche alla preistorica età del Bronzo. Il fondo del mare custodisce gelosamente alcune imbarcazioni mercantili risalenti ai traffici etruschi e romani, ma anche relitti più recenti, come l’Anna Bianca nei pressi di Cala Ischiaiola; questi scrigni del passato, ormai colonizzati dalla fauna e dalla flora marina, costituiscono un tesoro di grande interesse per chi desideri esplorare il mare facendo immersioni.
Un forte sisma rese l’isola inabitata dal III secolo d.C. probabilmente fino all’arrivo dei franchi nel IX secolo e, successivamente, di prestigiose famiglie signorili, come gli Orsini. Nonostante siano stati numerosi i detentori della piccola “perla” del Mar Tirreno, il suo territorio aspro, fatto di appuntiti scogli in granito e rocce calcaree a picco sul mare, fortunatamente l’ha resa immune da un ingente costruzione di insediamenti urbani. I “Grottoni”, cavità scavate dal mare e dal vento nella scogliera meridionale, sono state per secoli un perfetto nascondiglio per i pirati, pronti a fare incursione sulle coste toscane. Persino gli Spagnoli, abili costruttori di fortificazioni, abbandonarono l’impresa di realizzare una cinta muraria per un possibile centro urbano. Dopo la loro dominazione durata dal ‘500 al ‘700, l’isola passò in mano ai tedeschi per tornare all’Italia nel 1860. L’anno seguente lungo la costa sud, sul punto più elevato dell’isola, fu costruito il Faro di Capel Rosso, oggi meta privilegiata degli escursionisti.
Nel 1880 il capitano Gualtiero Adami, detto il Garibaldino per la sua partecipazione all’impresa del Mille, prese in affitto Giannutri. Abbandonati i progetti di sfruttamento agricolo della zona, egli fece edificare una ricca villa presso Cala Maestra, uno dei due possibili approdi dell’isola (l’altro è Cala Spalmatoio); durante i lavori il Conte Gualtiero scoprì i resti della splendida Villa Agrippina, fatta costruire tra il I e il II sec. d.C. da Gneo Domizio Enobarbo, marito della celebre matrona madre di Nerone. I resti del sontuoso edificio romano, oltre a quelli della darsena in Cala Maestra, delle mura di contenimento in Cala Spalmatoio e ad altre numerose tracce della civiltà romana sono assolutamente da non perdere per tutti gli amanti dell’archeologia.
Il Garibaldino visse a Giannutri fino al 1922 in compagnia dell’amata Marietta Moschini. Ed ecco che la storia dell’isola si vela di mistero: alcuni pescatori narrano che la donna, straziata dal dolore per la perdita dello zio e suo unico amore, sia scomparsa misteriosamente e che si sia tramutata in una creatura spaventosa. Altri dicono che nelle sere tempestose si possa ancora udire la voce del suo fantasma, che in cima alla scogliera pronuncia il nome dell’amante rivolta verso l’Isola del Giglio, dove egli è sepolto. Per chi non crede ai fantasmi, in realtà è la voce del vento che rivendica il primato della natura sull’uomo. Grandi dominatori dell’isola, infatti, sono i gabbiani reali dalle tipiche zampe gialle, che hanno trovato in quest’oasi il luogo ideale per le soste durante la migrazione e per la riproduzione; per questo Giannutri è nota anche come “Isola dei Gabbiani”.

Molti animali e vegetali hanno trovato rifugio sull’isola divenuta Parco Marino protetto dalle autorità. In alcune zone sono vietate la pesca, la navigazione e persino l’accesso, la sosta, l’ancoraggio e l’immersione; in altre è consentita la pesca sportiva con la canna e la lenza ai residenti, mentre per i non residenti è necessaria l’autorizzazione dell’autorità marittima. Sono permessi l’attracco di barche a motore e la permanenza in rada per la notte nelle uniche aree di Cala Spalmatoio e di Cala Maestra. Qui attracca anche il traghetto, in partenza da Porto Santo Stefano, della Compagnia Maregiglio, che conduce sull’isola numerosi turisti (non più di 300 al giorno), curiosi di esplorarla e di fare un tuffo nelle acque cristalline del suo mare, per poi ritornare indietro al tramonto. Non esistono, infatti, alberghi o campeggi in cui soggiornare, ma soltanto un centinaio di appartamenti in affitto. Quello che sembra un limite, tuttavia è un grande punto di forza, perché permette a Giannutri di rimanere uno splendido luogo di “otium”, come dicevano i romani: un posto ideale per il riposo e per la contemplazione del sublime paesaggio incontaminato che la contraddistingue.

Dati su Giannutri:

• Superficie: 2.62 km²
• Sviluppo Costiero: 11 km
• Dimensioni: lunghezza 2,5 km c.a., larghezza 500 metri
• Classificazione geologica: isola calcareo-dolomitica
• Punti più elevati: Monte Mario 78 metri s.l.m. e Poggio Capel Rosso 88 metri s.l.m.
• Comune: Isola del Giglio
• Provincia: Grosseto
• Tipo di area: sito di interesse regionale nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano
• Abitanti: circa 20 persone durante la stagione invernale

Articolo di Claudia Meini.

This Post Has 3 Comments
  1. […] In cima al promontorio di Poggio Talamonaccio si scorge l’antica Torre di avvistamento, costruita in epoca medievale dagli Aldobrandeschi, restaurata e ampliata nel Cinquecento dai dominatori Spagnoli, artefici della maggior parte delle roccaforti che costellano la costa e le vicine isole dell’Arcipelago Toscano. Si prosegue per qualche chilometro a sud e superato il rinomato Albergo “Corte dei Butteri”, dove si possono gustare ottimi piatti tipici maremmani, nonché soggiornare godendo delle bellezze naturalistiche della zona, si esce dalla strada statale e s’imbocca la direzione “Camping e pinete”. In questo modo raggiungiamo la lunga spiaggia libera dell’Osa. La sabbia è fine, di colore dorato, il mare cristallino, soprattutto nelle giornate prive di vento e dal cielo terso. La fitta vegetazione mediterranea della pineta offre un piacevole riparo dalla calura estiva soprattutto nelle ore più calde. La spiaggia è tranquilla e consente di godere pienamente dei benefici del mare. Non mancano bar, ristoranti e locali, situati principalmente all’altezza delle strutture ricettive, in prossimità dei parcheggi a pagamento. Numerosi sono i turisti che scelgono di trascorrere le vacanze estive nella zona soggiornando nei campeggi dell’Osa. Da Fonteblanda, infatti, si possono raggiungere alcuni dei luoghi più rinomati della Toscana, dal Parco della Maremma all’Argentario, dalle terme di Saturnia a Pitigliano, da Talamone alle Isole del Giglio e Giannutri. […]

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